I dialoghi originali su facebook da cui è scaturita l’idea del Manifesto.

In questo post è stata riportata la prima parte dei dialoghi originali da cui è scaturita l’idea del Manifesto del Futuribile per una Confederazione di Movimenti Umanitari.

  • BACHECA di 
    In questo periodo di inattività su facebook ho avuto modo di leggere di più e incrementato purtroppo un certo pessimismo. Non riesco a ritornare combattivo come qualche mese fa: troppo roba vecchia circola in continuazione e questo mi deprime. Ho l’impressione che nonostante il futuro non appare roseo, si continui ad insistere sull’individualismo e non si tentino vere strade alternative. Ditemi che non è così.
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        Stefania de MatteoPurtroppo siamo ancora in pochi….non abbiamo ancora raggiunto la massa critica…..

        09 luglio alle ore 20.09
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        Pasquale GrittoCredo che ormai sia troppo tardi per credere che si possa salvare la barracca, anzi più si accelera piu il prezzo della catastrofe sarà alto , ma comunque i vivi devono trovare assolutamente un modo per salvare il salvabile è mettersi in salvo ,che non è un lavoro da poco,è in questo bisogna lavorare ognuno a suo modo ed essere ottimisti.

        09 luglio alle ore 20.41 ·
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        Domenico PimpinellaSapete a cosa penso quando articolo le mie riflessioni? Alla calamita! Ad una grossa calamita che sia capace di orientare tutti i magnetini di un pezzo di ferro e farli oorientare allo stesso modo, così che si crei un’attrazione. Poi penso anche che la “calamita”, una grande calamita, dovrebbero costruirla i “pensatori”, quelli che si dovrebbero dare da fare per orientarsi in un’unica direzione, perchè la soluzione non può essere da tutte le parti.

        09 luglio alle ore 21.22 ·
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        Pasquale Grittola soluzione non può essere da tutte le parti, ma può essere messa in pratica in vari modi.è bella l’immagine del pensiero calamita , forse in passato ha funzionato cosi . oggi non credo manchino le soluzioni , ma piuttosto la società va troppo velocità per metabolizzare un pensiero salvifico. Una calamità potrebbe essere la calamita per far uscire fuori le persone dal proprio egoismo capitalistico. penso che in pratica bisogna urgentemente che tutti boicottano questo sistema in vari modi ,è il cuore della malattia ..fare uscire l’umanità da quest ultimo incubo , ed riappropriarci di un tempo capace di creare e ascoltare pensieri unificatori ,che ci potrebbero traghettare in forme evolutive migliore.

        10 luglio alle ore 11.55 ·
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        Stefania de Matteomi fa riflettere la similitudine fonetica (forse non a caso) calamita e calamità……in effetti due strade possibili: o ci sbrighiamo ad orientarci grazie a una calamita positiva….oppure ci orienteremo per forza per colpa di una calamità (sociale e/o naturale e/o economica)…..

        10 luglio alle ore 12.00 ·
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        Stefania de MatteoFrancesco Pelillo Alessandro Bertirottimi permetto di chiedere il vostro pensiero sull’argomento…..che credo ad oggi sia il più importante e grave per l’umanità

        10 luglio alle ore 12.01 ·
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        Francesco PelilloAncora una volta io e Domenico viviamo la stessa situazione e condividiamo gli stessi sentimenti. Il dolore della nostra impotenza è acuito dalla constatazione che il “numero” critico sarebbe stato raggiunto ma non riusciamo a tradurlo in “massa” critica, come dice Stefania. Manca la calamita, e noi non riusciamo a costruirla. Ma che mezzi abbiamo? Se non ci affidiamo a strutture sociali e politiche esistenti, siamo in grado di costruirne una nuova? — No! — No, perchè non siamo arrivisti e spregiudicati come sarebbe necessario. No perchè, tutto sommato, individualmente abbiamo la coscienza a posto e inquadriamo tutto in una visione troppo universale. No, per le mille ragioni di ognuno… Il mio “pessimismo della ragione” mi dice che l’unica speranza risiede nella catastrofe imminente che dovra portare tutto ad un cambiamento di stato, e il mio “ottimismo della volontà” mi dice che dobbiamo continuare a denunciare la situazione e delineare le prospettive per il dopo. Forse la nostra funzione è quella di allestire le scialuppe di salvataggio mentre quelli della Sala Comando ci portano a sbattere inevitabilmente… Poi vedremo tutti accorrere alla nostra calamita…

        10 luglio alle ore 12.57 ·
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        Alessandro Bertirotti Carissimi tutti, rispondo all’invito e cerco di articolare, seppure brevemente, la mia idea-calamita. Primo, quello che scrivo qui parte dai titoli dei capitoli del mio ultimo testo intitolato “La mente ama”, che sta per uscire di nuovo in seconda edizione. Non lo dico per vanagloria, ma perché in questo testo si cerca di rispondere proprio ai sentimenti di inadeguatezza all’attuale evidente ed apparente stile di vita generale, che alcune persone provano. Secondo, credo che questo tipo di sentimento sia in realtà presente nella maggior parte delle persone, anche in coloro che non fanno nulla, o fanno poco, per cambiare o stimolare un cambiamento. Terzo, il nocciolo del problema e’ la progressiva disumanizzazione dell’umanità, che si sta riducendo alla miseria della sua stessa apparenza. Questo processo, secondo me iniziato con la Rivoluzione industriale, dopo l’abbandono delle conquiste della Rivoluzione francese, ha lentamente cancellato dal ragionamento umano il “cuore” a vantaggio di una “razionalità” che avrebbe risolto tutti i problemi dell’umanità. Quarto, solo il “cuore”, ossia quelle emozioni che si possono trasformare in empatia generalizzata e solidale, può essere la “soluzione definitiva” ai nostro problemi. Quinto, non dobbiamo credere che si possa vivere nascondendo di noi la parte più interessante del nostro vivere, e cioè essere “Doloranti e complessi”, locuzione che da’ il titolo al mio secondo capitolo. Sesto, la “scienza” e la “politica” cerca di essere “Più veloce del tempo”, come affermo nel mio terzo capitolo. Questo atteggiamento influisce sull’idea che si possano ottenere in questa vita successi e raggiungere obiettivi senza la “lenta ripetizione di messaggi coerenti nel tempo”. E questa idea e’ quella che ci induce a confondere “l’adoperazione del tempo” con la “perdita di tempo”. Il tempo siamo noi, e la sua perdita dipende da quello che facciamo di noi. E quello che facciamo di noi, dipende da quello che “abbiamo imparato a pensare di noi”. Settimo, penso sia utile pensare che “l’amore”, in tutte le sue forme, sia una questione “geografica” e non “solo” e “soltanto” psicologica. Se l’amore non diventa una serie di azioni programmate e pensate per il benessere comune, si confonde l’evoluzione dell’uomo con l’idea darwiniana dell’adattamento. Oggi, secondo me, l’adattamento al mondo occidentale e’ come affermare l’adattamento programmato ad un suicidio organizzato e voluto da coloro che hanno deciso di continuare a pensare all’idea di benessere secondo lo stile “mors tua vita mea”. Ottavo, “Diventare quello che siamo”, titolo dell’ultimo capitolo del mio libro. Ossia, capire che siamo parte integrante di Dio, qualsiasi forma confessionale esso abbia, anche quella confessionale di coloro che negano la sua esistenza. Grazie della Vostra attenzione. Vi comunico inoltre che ho risposto a 10 domande che il web master di www.riflessioni.itmi ha fatto sul senso della vita e che potrete trovare a Settembre prossimo nel sito nominato. Cari saluti, Alessandro Bertirotti.

        10 luglio alle ore 13.06 ·
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        Stefania de Matteo ringrazio moltissimo entrambi per il loro autorevole intervento….il punto di vista di uno scienziato Riccardo Calantropio: Riccardo, sono sempre piu’ preoccupata, e pare che lo siamo tutti sempre piu’….tu cosa ne pensi di questo scenario attuale? ma soprattutto…io ogni giorno mi chiedo se c’è qualcosa che dovrei fare che non faccio…ovviamente nel mio piccolo….ti ringrazio in anticipo del tuo contributo e punto di vista….Piu’ tempo passa, piu’ aumenta la mia consapevolezza, piu’ mi guardo intorno, piu’ mi sento impotente….guardo mio figlio e mi chiedo in che mondo lo lascio….ma temo che “il cambiamento di stato” avverrà molto prima….forse a breve….poi, che sia per esaurimento risorse, che sia per una guerra mondiale, che sia per un dislocamento della crosta, che sia per una premeditata riduzione quantitativa dell’umanità, che sia perchè gli alieni sbarcheranno in massa, alla fine….quello che conta purtroppo è il risultato….questo il mio personale punto di vista.

        10 luglio alle ore 13.17 ·
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        Stefania de Matteose continueremo a seguire “mors tua, vita mea”, moriremo tutti…ma perchè potenti e multinazionali continuano a pensare il contrario? una mia personale riflessione….bah…a meno che a nostra insaputa non abbiano preparato già una spedizione verso un altro pianeta o base spaziale orbitante…o astronave-arca…..ovviame​nte con solo qualcuno….scelti da loro….

        10 luglio alle ore 13.22 ·
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        Alessandro BertirottiIn effetti, l’idea del “complotto” si forma spontaneamente. Eppure, io credo, che vi sia qualche cosa di fisicamente presente, come l’entropia, nei confronti del quale non siamo più in grado di rispondere, come specie vivente, con idea che contrastino il disordine. La mente e’ tendenzialmente negentropica, ma sembra che si sia abdicato a questa funzione valida per tutti, a vantaggio di pochi.

        10 luglio alle ore 13.27 ·
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        Stefania de Matteo‎…e ancora: ci sono due macro correnti di pensiero: chi sostiene che devono essere premiati gli umani-alfa-capi branco (caverne piu’ grandi, anzi, caverne di città e di villeggiatura, doppie pelli-abbigliamento, ecc….), e quindi questo giustificherebbe una diversità nella distribuzione delle risorse….cosa che purtroppo per noi umani avviene da sempre (la storia docet)….chi invece è piu’ propenso ad una equa distribuzione delle risorse, indipendentemente da intelligenza e capacità. Io personalmente, mentre continuo a chiedermi cosa se ne fanno di tanti soldi alcune persone, dopo che hanno soddisfatto i loro bisogni primari, propendo per la seconda corrente di pensiero: trovo che in una civiltà complessa come la nostra, ci sia bisogno di intelligenze e capacità diversificate…e che ci sia bisogno tanto del bravo stratega, politico, scienziato, filosofo…quanto del bravo artigiano….mi piacerebbe una società dove la differente distribuzione delle risorse sia regolata da un minimo per tutti ad un massimo per i pochi eletti….

        10 luglio alle ore 13.29 ·
      • Riccardo Calantropio Onestamente, l’unica soluzione che vedo, è di prendere atto che ancora non si ha una condivisione di religioni o di filosofie. Ci sono atei, agnostici, cattolici, cristiani ante concilio di Nicea, buddhisti, etc; ma molti di questi condividono l’altruismo sociale. E porto ad esempio gli olisti di Ervin Laszlo: http://www.creativicultura​li.it/creativi.php?id=vide​o….Ebbene, bisogna unirci tutti in un unico movimento (quello olistico già esite da tempo), mettendo in primo piano le cose che ci uniscono, e mettendo in secondo piano le cose che ci dividono (mettendo da parte i personalismi e gli individualismi); solo così possiamo sperare di raggiungere una massa critica in grado di incidere realmente nell’evoluzione che ci sta portando verso la sicura autodistruzione.

        10 luglio alle ore 13.40 ·
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        Alessandro BertirottiCaro Riccardo, sono totalmente d’accordo con te! Anzi, io sono a tua completa disposizione se vogliamo scrivere e firmare, come gruppo di persone, un Manifesto del Futuribile… Sono qui! Cari abbracci, Alessandro.

        10 luglio alle ore 13.58 ·
      • Riccardo CalantropioCaro Alessandro, l’idea di firmare insieme a diversi amici un Manifesto del Futuribile mi sembra ottima e mi adopererò per meglio realizzarla. Per cui ti pregherei da subito, viste le tue doti di saggista, di studiare una bozza da condividere.

        10 luglio alle ore 14.04 ·
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        Stefania de MatteoCHE BELLISSIMA INIZIATIVA!!!

        10 luglio alle ore 14.06
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        Stefania de Matteo‎..mi sono addirittura commossa…..si….dobbiam​o fare assolutamente qualcosa….SONO A VOSTRA DISPOSIZIONE….

        10 luglio alle ore 14.07 ·
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        Francesco Pelillo Umanisticamente bellissime le considerazioni di Bertirotti, ma siamo sempre a “cuore”, “amore”, “Dio”…, e la scienza, le Neuroscienze, la Fisica Quantistica ecc. dove sono? Cosa facciamo? Pretendiamo ancora di “tornare” a qualcosa, o ci convinciamo che il il punto di partenza per delineare il futuro è quello che siamo e sappiamo della nostra mente oggi? La “mente ama”? — Anche quella di Hitler? — “Disumanizzazione dell’umanità”? Ma quale disumanizzazione? — Forse quella che ci ha portato ad abolire lo “jus primae noctis”? — A me sembra che se non usciamo dall’ottica del “recupero” di qualcosa di bello che avremmo perso (sic) e non entriamo nella fase della “nuova proposta” alla quale ho cercato di dare un contributo con mia Teoria della RDE http://www.riflessioni.it/​la_riflessione/ricerca-equ​ilibrio-1.htm(e non lo dico per vanagloria…, né per interesse, poiché è leggibile gratuitamente), continueremo a girare in tondo sui sentimenti e la loro presunta spiritualità, mentre in altri luoghi si sta preparando il futuro.

        10 luglio alle ore 14.14 ·
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        Alessandro BertirottiD’accordo! Mi ci metto Lunedì, ossia domani e Ti mando il tutto il prima possibile. Scrivo un Preludio (termine che potrebbe sostituire quello di “Introduzione”, e che fa riferimento al potere evocativo di una comunicazione che unisce e non divide, appunto come la musica), con dei punti elenco, come fosse un articolato, cui riferirsi per esprimere tanto la pratica quanto le idee.

        10 luglio alle ore 14.18 ·
      • Riccardo Calantropio‎@ Francesco. Dobbiamo prendere atto del pensiero di Heidegger e di Lakoff. L’umanità ancora non è in grado di pensare e il 98% delle sue decisioni sono inconsce. Ora, visto che il tempo a disposizione è già molto ridotto, dobbiamo tralasciare tutte le filosofie e le ideologie (io per primo tralascerò la rete degli inconsci) e concentrarci sulle cose che ci uniscono con tutte le persone oneste e di buona volontà. Poi ognuno a parte porterà avanti le proprie idee.

        10 luglio alle ore 14.21 ·
      • Riccardo CalantropioLe organizzazioni umanitarie che vanno nelle zone di crisi, tipo iraq, etc, mica stanno a sottilizzare se sono cattoliche, atee, o musulmane? …Tutti cooperano per aiutare le persone che ne hanno bisogno.

        10 luglio alle ore 14.25 ·
      • Riccardo Calantropio‎@ Caro Allessandro. Perfetto, e se possibile, tieni conto di questi ultimi commenti.

        10 luglio alle ore 14.31
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        Alessandro BertirottiCaro Francesco, capisco una partecipazione emotiva al discorso, ma il tuo intervento mi sembra pregiudizievole, se non conosci il mio pensiero compiutamente. Considerato, oltretutto, che sono conosciuto come misero ricercatore nel campo neuroscientifico. Dunque, lasciamo da parte i personalismi – se ho ben interpretato le tue parole – e proponiamo tutti assieme, togliendo o aggiungendo ciò che e’ comunemente utile, universalmente. Si tratta di un doxa, non un epistema. Senza le pretese della scienza. E poi, vuoi buttare via tutto il passato? Fallo tu, io no. Grazie del tuo contributo alla riflessione. Alessandro Bertirotti.

        10 luglio alle ore 14.33 ·
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        Alessandro BertirottiD’accordo Riccardo e grazie. Alessandro, 😉

        10 luglio alle ore 14.34 ·
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La CARTA della Confederazione dei Movimenti Umanitari

I punti di partenza sono l’universalmente  nota  Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo del 1948 e LA CARTA DELLA TERRA – Dichiarazione universale
(Nel marzo 2000, la Commissione della Carta della Terra, nata nel 1995 all’Aia come emissione dell’ONU, porta a termine un lavoro sinergico tra le istituzioni internazionali e le Ong. Il testo è il documento finale e ufficiale del lavoro svolto)

http://www.ildialogo.org/ambiente/dichiarazioneuniversale.pdf

Il problema, a mio avviso, sta nella parte finale della dichiarazione, ovvero:

“La vita spesso implica tensioni tra valori importanti. Questo può significare scelte difficili. Tuttavia, dobbiamo trovare il modo di armonizzare la diversità con l’unità, l’esercizio della libertà con il bene comune, gli obiettivi a breve termine con quelli a lungo termine. Ogni individuo, famiglia, organizzazione e comunità ha un molo vitale da svolgere. Le arti, le scienze, le religioni, le istituzioni scolastiche, i média, le imprese, le organizzazioni non governative e i governi sono chiamati ad offrire una leadership creativa. L’azione congiunta dei governi, della società civile e delle imprese è fondamentale per un governo efficace. Per poter costruire una comunità globale sostenibile le Nazioni della Terra devono rinnovare l’impegno fatto alle Nazioni Unite, adempiere ai propri obblighi in base agli accordi internazionali in vigore e sostenere l’implementazione dei principi della Carta della Terra per mezzo di uno strumento sull’ambiente e lo sviluppo vincolante a livello internazionale. Facciamo in modo che la nostra epoca venga ricordata per il risvegliarsi di un nuovo rispetto per la vita, per la tenacia nel raggiungere la sostenibilità, per un rinnovato impegno nella lotta per la giustizia e la pace e per la gioiosa celebrazione della vita.”

Ovvero, fin quando le NAZIONI UNITE non saranno veramente democratiche e avranno un CONSIGLIO DI SICUREZZA con dei membri permanenti con diritto di veto, difficilmente potranno prevalere gli interessi universali rispetto a quelli delle grandi potenze.

Allora il sogno di Pawl Hawken di cui parla del suo ultimo libro Blessed Unrest, (il libro in italiano ha come titolo “Moltitudine Inarrestabile”), come il piu’ grande Movimento della storia del mondo è nato e perchè nessuno lo ha visto arrivare) e in cui afferma che vi sono almeno 130.000 movimenti umanitari che già operano sulla terra, si dovrà incominciare a realizzare senza l’ausilio delle NAZIONI UNITE

http://www.youtube.com/watch?f​eature=player_embedded&v=3z9uy​Q6rRNw

gdata.youtube.com

Se analizziamo, però, uno dei movimenti più grandi ed importanti, ovvero quello olistico che fa capo ad Ervin Laszlo, vediamo che in aggiunta a quanto espresso nella CARTA DELLA TERRA, propaganda, legittimamente, anche le sue filosofie scientifiche, di tutto rispetto; ma NON NECESSARIAMENTE CONDIVISIBILI da tutti gli altri uomini della terra:

www.youtube.com

E, realisticamente, difficilmente da soli potranno mai raggiungere la MASSA CRITICA che loro auspicano, senza CONFEDERARSI con la maggior parte dei 130.000 e più movimenti in cui si parla Pawl Hawken nel video precedente; perchè ognuno ha la sua ideologia, filosofia, religione, anche se, credente o ateo, condivide gli stessi principi etici della CARTA DELLA TERRA.

Da qui, nasce l’esigenza di una CONFEDERAZIONE Mondiale dei MOVIMENTI UMANITARI, che faccia nascere la consapevolezza che l’altruismo sociale, la pace, la giustizia sociale, la salvaguardia dell’ambiente, la cooperazione tra i popoli e l’aiuto verso i più deboli, non fanno parte di una singola ideologa, filosofia o religione, ma sono patrimonio comune di tutti gli uomini altruisti e di buona volontà.

Una CONFEDERAZIONE che metta in primo piano solo le cose che uniscono (altruismo sociale e salvaguardia del pianeta) e in secondo piano tutte le singole ideologie, in modo che si possa raggiungere l’auspicata “massa critica unitaria” in grado di incidere realmente nella gestione planetaria. In ogni caso, una confederazione, in attesa che si raggiunga una massa critica, può anche significare, nell’era di internet, frequenti scambi di informazioni, iniziative, confronti culturali e filosofici, azioni concrete mediante sinergie, etc., e senza dar conto necessariamente all’ONU

Questi sono i motivi che hanno spinto nel mese di Luglio 2011 un gruppo di intellettuali a promuovere un MANIFESTO del futuribile. La strada che ci attende non sarà certo facile e breve, ma bisogna pur tracciarla e iniziare a percorrerla, perchè il tempo a disposizione non è ormai molto.

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IPOTESI DI CONVERGENZA TRA SCIENZA UFFICIALE E SPIRITUALITA’ di Riccardo Calantropio (bozza).

 SCIENZA, FILOSOFIA, SPIRITUALITA’: POSSIBILI CONVERGENZE

Secondo molti ricercatori odierni, per trovare delle possibili convergenze tra scienza filosofia e spiritualità, bisogna passare da una concezione metafisica del mondo a una concezione di un mondo come “emergenze”.

 

INTRODUZIONE: 

Da Wikipedia, evidenziamo cos’è la metafisica e cos’è l’emergenza dei sistemi caotici e non lineari.

 METAFISICA

La metafisica è quella parte della filosofia che si occupa degli enti secondo una prospettiva che aspira ad essere la più ampia e universale possibile (quindi anche a prescindere dal loro aspetto sensibile), a differenza della fisica e delle scienze particolari che generalmente[1] si occupano dei singoli aspetti della realtà empirica, secondo punti di vista e metodologie particolari.

Nel tentativo di andare oltre gli elementi instabili, mutevoli, e accidentali dei fenomeni, la metafisica concentra la propria attenzione su ciò che ritiene essere eterno, stabile, necessario, assoluto, con l’intento di riuscire a cogliere le strutture fondamentali dell’essere.

I rapporti tra metafisica e ontologia sono molto stretti. Nel corso della storia del pensiero i filosofi hanno attribuito a tali discipline accezioni, caratteri e funzioni diversi: alcuni intendendo l’ontologia come parte della metafisica (concependo l’ontologia come una sorta di metafisica generale propedeutica alle altre discipline metafisiche), altri facendole sostanzialmente coincidere, negando alla metafisica, in quanto scienza del trascendente, ogni validità (limitando l’ontologia ad una metafisica descrittiva delle strutture del reale), altri ancora opponendo alla metafisica tradizionale una nuova ontologia in grado di rivelare le vere strutture dell’essere.

Sin dall’antichità si è soliti racchiudere il senso della metafisica nell’incessante ricerca di una risposta alla domanda metafisica fondamentale «perché l’essere piuttosto che il nulla?».[2]

All’ambito della ricerca metafisica tradizionale appartengono problemi quali la questione dell’esistenza di Dio, dell’immortalità dell’anima, dell’essere “in sé” (ciò che Kant chiama noumeno, in opposizione al fenomeno), la questione dell’origine e del senso del cosmo, nonché la questione della relazione fra l'(eventuale) Essere trascendente e l’ente materiale immanente (differenza ontologica).

Il termine metafisica deriva dalla catalogazione dei libri di Aristotele, nell’edizione di Andronico da Rodi (I secolo a.C.), nella quale la trattazione dell’essenza della realtà fu collocata dopo (in greco “meta”) quella della natura (che è la fisica). Il prefisso “meta” assunse poi il significato di “al di là, sopra, oltre”. L’etimologia, in questo caso, può essere fuorviante per una disciplina che si occupa delle “cause prime”.

I fondamenti della metafisica

 

I limiti dell’esperienza sensibile

Presupposto della metafisica è la ricerca sui limiti e sulle possibilità di un sapere che non può derivare in modo diretto dall’esperienza sensibile. I cinque sensi, infatti, si limitano a recepire passivamente le impressioni derivanti dai fenomeni naturali, e non sono in grado di fornire una legge in grado di descriverli, non sono in grado cioè di coglierne l’essenza.

Oggetto della metafisica, in questo senso, è il tentativo di trovare e formulare la struttura universale e oggettiva che si ipotizza essere nascosta dietro l’apparenza dei fenomeni. In questo senso, sorge l’interrogativo se una tale struttura, ammessa come ipotesi, si celi nell’ente in quanto tale, o piuttosto nella nostra coscienza, sotto forma di idee innate che determinano il nostro modo di pensare e di conseguenza il nostro modo di conoscere e la realtà stessa, che conosciamo.

Secondo questa seconda linea interpretativa, infatti, solo attraverso l’intelletto, l’anima oppure la coscienza è possibile formulare quei criteri di razionalità e universalità che ci permettono di conoscere il mondo: ecco dunque la radicale contrapposizione, propria dei grandi filosofi metafisici, da Parmenide, Socrate , Platone, Aristotele, fino ad Agostino, Tommaso, Cusano, ecc., tra il sapere acquisito dei sensi, e il sapere elaborato oppure innato dell’intelletto.

Secondo questa scuola di pensiero, quindi, non ci può essere vera conoscenza se questa non supera i dati empirici e arriva a un livello superiore tramite l’anima (Platone) oppure l’intelletto (Aristotele). Ne consegue la necessità di ammettere una potenza (facoltà) in grado di percepire qualcosa di più di quello raggiunto dai sensi, il che spiega teorie come quelle della partecipazioni (di Platone) oppure dell’analogia dell’ente e delle nozioni di potenza e atto (Aristotele).

Un filone più complesso si origina col razionalismo, che invece di partire dall’essere punta la sua ricerca nello sforzo per rendere certa e indubitabile l’intuizione di me stesso, o autocoscienza: questa sola rende possibile un sapere immediato, universale e assoluto, perché in essa il soggetto è immediatamente identico all’oggetto, essendo io che rifletto su me stesso.

Da Cartesio, con la successiva riaffermazione in Spinoza, l’intuizione sarà l’origine e lo scopo finale di ogni metafisica, e considerata superiore sia al pensiero razionale che alla conoscenza empirica: il pensiero razionale infatti si basa su una forma mediata di sapere, nella quale il soggetto giunge ad apprendere l’oggetto solo in seguito ad un calcolo o un’analisi razionale, e dove pertanto essi sono separati; analogamente, una conoscenza di tipo empirico risulta mediata dai sensi, e dunque in essa, ancora una volta, soggetto e oggetto risultano separati.

In considerazione di ciò si comprende come la maggior parte dei filosofi metafisici moderni postulasse una differenza non solo tra coscienza e percezione sensibile, ma anche tra intelletto e ragione. L’intelletto è il luogo in cui propriamente si produce l’intuizione, ed è pertanto superiore alla ragione perché è il principio primo senza il quale non si avrebbe conoscenza di nulla; mentre la ragione è solo uno strumento, un mezzo che permette di elevarsi alla visione intuitiva dell’universale.

Il rapporto con la teologia

Per il fatto di poggiare su un atto di natura sovra-razionale, senza il quale la ragione girerebbe a vuoto, alla metafisica è stato spesso attribuito un carattere mistico e religioso, di tensione verso Dio e la trascendenza.

Già con Aristotele, la metafisica è la scienza dell’essere perfetto, cioè lo studio di Dio: poiché infatti cercava le cause prime della realtà, essa così diveniva anche indagine su Dio. Lo stretto legame con la teologia resterà valido per quasi tutto il Medioevo. È fondamentale in questo senso il contributo di Tommaso d’Aquino che nel suo tomismo giudicava compatibile (conciliabile) la metafisica con la teologia, quindi considerava possibile una sintesi di ragione e fede.

Da alcuni punti di vista il Medioevo termina quando l’intuizione si separa dalla ragione, quando metafisica e teologia tendono ad essere viste come discipline separate. Alcuni filosofi, tra cui Cartesio ed Hegel, cercheranno di costruire un’autonomia della ragione, rendendola indipendente dall’intuizione.

Il rapporto con l’ontologia

Secondo alcuni la metafisica andrebbe suddivisa in ontologia, che studia l’essere in quanto tale (nei suoi principi primi: l’essenza e la causa prima), e in metafisica vera e propria, la quale si occupa dell’essere nella sua generalità. Da questo punto di vista l’ontologia sarebbe una parte della metafisica. Secondo altri, l’ontologia viene prima della metafisica: «l’ontologia si occuperebbe di stabilire che cosa c’è, ovvero di redigere una sorta di inventario di tutto l’esistente, mentre la metafisica si occuperebbe di stabilire che cos’è quello che c’è, ovvero di specificare la natura degli articoli inclusi nell’inventario.»

Monismo, dualismo, pluralismo

Una delle problematiche classiche della metafisica è la diatriba tra concezione dell’essere monista e concezione dualista. I sostenitori del dualismo, dei quali Cartesio ne è un esempio classico, pensano la realtà secondo una dicotomia tra mondo materiale e mondo spirituale (che nell’uomo corrisponderebbe alla radicale distinzione tra corpo ed anima). I monisti invece, un esempio ne è Spinoza, sostengono che la realtà sia riconducibile ad un’unica sostanza. Infine si possono annoverare i sostenitori di una pluralità dei piani ontologici: un esempio recente è Karl Popper con la sua teoria di Mondo 1, Mondo 2 e Mondo 3.

EMERGENZA

 

Il comportamento emergente è la situazione nella quale un sistema esibisce proprietà inspiegabili sulla base delle leggi che governano le sue componenti. Esso scaturisce da interazioni non-lineari tra le componenti stesse.

Quantunque sia più facilmente riscontrabile in sistemi di organismi viventi o di individui sociali oppure ancora in sistemi economici, diversamente da una credenza oggi diffusa l’emergenza si manifesta anche in contesti molto più elementari, come ad esempio la fisica delle particelle e la fisica atomica.

Essa può essere definita anche come il processo di formazione di schemi complessi a partire da regole più semplici, e una esemplificazione può ottenersi osservando il il gioco della vita di Horton Conway, nel quale poche semplici regole fissate per pochi individui di base possono condurre a evoluzioni assai complesse.

Proprietà emergenti

Un comportamento emergente o proprietà emergente può comparire quando un numero di entità semplici (agenti) operano in un ambiente, dando origine a comportamenti più complessi in quanto collettività. La proprietà stessa non è predicibile e non ha precedenti, e rappresenta un nuovo livello di evoluzione del sistema. I comportamenti complessi non sono proprietà delle singole entità e non possono essere facilmente riconosciuti o dedotti dal comportamento di entità del livello più basso. La forma e il comportamento di uno stormo di uccelli o di un branco di pesci sono buoni esempi.

Una delle ragioni per cui si verifica un comportamento emergente è che il numero di interazioni tra le componenti di un sistema aumenta combinatoriamente con il numero delle componenti, consentendo il potenziale emergere di nuovi e più impercettibili tipi di comportamento.

D’altro canto, non è di per sé sufficiente un gran numero di interazioni per determinare un comportamento emergente, perché molte interazioni potrebbero essere irrilevanti, oppure annullarsi a vicenda. In alcuni casi, un gran numero di interazioni può in effetti contrastare l’emergenza di comportamenti interessanti, creando un forte “rumore di fondo” che può “zittire” ogni segnale di emergenza; il comportamento emergente potrebbe in questo caso aver bisogno di essere temporaneamente isolato dalle altre interazioni mentre raggiunge una massa critica tale da autosostenersi.

Si nota quindi che non è solo il numero di connessioni tra le componenti a incoraggiare l’emergenza, ma anche l’organizzazione di queste connessioni. Un’organizzazione gerarchica è un esempio che può generare un comportamento emergente (una burocrazia può avere un comportamento diverso da quello degli individui umani al suo interno); ma forse in maniera più interessante, un comportamento emergente può nascere da strutture organizzative più decentralizzate, come ad esempio un mercato. In alcuni casi, il sistema deve raggiungere una certa soglia di combinazione di diversità, organizzazione e connettività prima che si presenti il comportamento emergente.

Apparentemente i sistemi con proprietà emergenti o strutture emergenti sembrano superare il principio entropico e sconfiggere la seconda legge della termodinamica, in quanto creano e aumentano l’ordine nonostante la mancanza di un controllo centrale. Questo è possibile perché i sistemi aperti possono estrarre informazione e ordine dall’ambiente.

Secondo una prospettiva innovativa nell’ambito della psicologia, l’intelligenza, il linguaggio umano, la percezione di elementi qualitativi (qualia) e l’autoriflessitivà sono comportamenti emergenti dell’uomo che emergono senza che possano essere desumibili dalla sola interazione madre-bambini o dai soli neuron].

Il comportamento emergente è importante anche nei giochi e nella loro struttura. Ad esempio il gioco del poker, in particolare nella sua forma priva di un sistema rigido di puntate, è essenzialmente guidato dall’emergenza. Ciò significa che giocare ad un tavolo piuttosto che ad un altro può essere radicalmente differente, nonostante le regole di base siano le stesse. Le variazioni che si sviluppano sono esempi di metagioco emergente, il catalizzatore principale dell’evoluzione di nuovi giochi.

Strutture emergenti in natura

Le strutture emergenti sono schemi non creati da un singolo evento o da una regola. Non c’è niente che ordini al sistema di formare uno schema, ma le interazioni di ogni parte con il suo intorno causano un processo complesso che porta all’ordine. Si potrebbe concludere che le strutture emergenti sono più della somma delle loro parti, perché l’ordine emergente non si formerà se le varie parti coesistono solamente: è necessario che interagiscano.

Un esempio biologico è una colonia di formiche. La regina non dà ordini, né dice alle formiche cosa fare. Ogni singola formica reagisce a stimoli, in forma di odori chimici provenienti dalle larve, dalle altre formiche, da intrusi, cibo e immondizia, e si lascia dietro una traccia chimica che, a sua volta, servirà da stimolo alle altre. Ogni formica è un’unità autonoma che reagisce solamente in relazione all’ambiente e alle regole genetiche della sua specie. Nonostante la mancanza di un ordine centralizzato, le colonie di formiche esibiscono un comportamento complesso ed hanno dimostrato la capacità di affrontare problemi geometrici. Ad esempio, localizzano un punto alla distanza massima da tutte le entrate della colonia per disporvi i corpi morti.

Questo fenomeno è simile ad altre strutture emergenti riscontrate negli insetti sociali, basate principalmente su feromoni e odori chimici. Strutture emergenti si possono osservare per molti animali che vivono in gruppo (sciami di api, stormi di uccelli, branchi di pesci o di lupi, greggi e mandrie di mammiferi,…)

Le strutture emergenti si riscontrano in molti fenomeni naturali, in campo fisico e biologico. Anche la struttura spaziale e la forma delle galassie è una proprietà emergente, che caratterizza la distribuzione su larga scala dell’energia e della materia nell’universo. I fenomeni meteorologici come gli uragani sono proprietà emergenti. Molti sono convinti che la coscienza e la vita stessa siano proprietà emergenti di una vasta rete di interazioni, rispettivamente di neuroni e di molecole complesse. La vita è la maggior fonte di complessità, e l’evoluzione è il principio fondamentale o forza che guida la vita. In questa visione, l’evoluzione è la ragione principale della complessità crescente nel mondo naturale. Esiste anche una visione secondo cui l’inizio e lo sviluppo dell’evoluzione stessa possono essere considerati una proprietà emergente delle leggi fisiche del nostro universo.

 Sistemi emergenti nella cultura e nella scienza

I processi o comportamenti emergenti possono essere osservati ovunque, dagli organismi biologici pluricellulari all’andamento del traffico, nelle città o nelle simulazioni informatiche e negli automi cellulari. Il mercato della borsa valori è un esempio di emergenza su larga scala. Complessivamente regola i prezzi relativi delle compagnie del mondo, ma non ha leader, non esiste cioè un’entità che controlla il funzionamento dell’intero mercato. Gli agenti o gli investitori conoscono solo un limitato numero di compagnie nell’ambito del loro portafoglio, e devono seguire le regole del mercato. Attraverso le interazioni dei singoli investitori emerge la complessità del mercato di borsa nel suo complesso.

Altri esempi noti sono GNU/Linux ed altri progetti di software libero, il World Wide Web e l’enciclopedia online Wikipedia. L’emergenza è, al di là dei meriti dei fondatori di Wikipedia Jimbo Wales e Larry Sanger, la maggior ragione del successo di Wikipedia. Questi progetti decentralizzati e distribuiti non sono possibili senza un gran numero di partecipanti, nessuno dei quali conosce da solo l’intera struttura. Ognuno edita e conosce solo una parte, ma tutti hanno la sensazione di partecipare a qualcosa di più grande di loro. Il feedback dall’alto aumenta motivazione e unità, mentre il contributo dal basso incrementa la varietà. Questa unità nella diversità causa la complessità delle strutture emergenti.

Le strutture emergenti appaiono a diverse scale di organizzazione. L’autoorganizzazione emergente appare spesso nelle città in cui non c’è un piano regolatore che predetermini quale sarà l’aspetto della città. Lo studio interdisciplinare dei comportamenti emergenti non è generalmente considerato un campo omogeneo, ma viene suddiviso in base alle applicazioni o ai domini del problema.

 Emergenza in fisica

 

Teorie sui gruppi di particelle

In fisica, l’emergenza è usata per descrivere una proprietà, legge o fenomeno che si manifesta su scala macroscopica (nello spazio o nel tempo), ma non a livello microscopico, al di là del fatto che un sistema macroscopico può essere considerato come un grande insieme di sistemi microscopici. Alcuni esempi:

  • Colore. Le particelle elementari come protoni o elettroni non hanno colore. Solo quando sono disposti in atomi assorbono o emettono specifiche lunghezze d’onda così da poter definire il colore della materia. (I quark hanno una caratteristica denominata carica di colore, termine solo figurativo che non ha a che vedere con il concetto abituale di colore).
  • Attrito. Le particelle elementari non hanno attrito, o meglio le forze che agiscono tra loro sono conservative. L’attrito emerge quando si considerano strutture più complesse di materia, le cui superfici possono assorbire energia se sfregate tra loro. Considerazioni simili si possono applicare ad altri concetti come la viscosità, l’elasticità, la resistenza alla trazione.
  • Meccanica classica. Si può dire che le leggi della meccanica classica emergono come caso limite dalle regole della meccanica quantistica applicate a masse abbastanza grandi. Ciò sembra una contraddizione, perché la meccanica quantistica è generalmente considerata più complessa della meccanica classica – mentre di solito i livelli più bassi hanno regole meno complicate (o meno complesse) rispetto alle proprietà emergenti.
  • Meccanica statistica. La meccanica statistica nasce dall’idea di utilizzare insiemi tanto grandi da poter ignorare le fluttuazioni rispetto alla distribuzione più verosimile. Di conseguenza, è stato necessario modificare o abbandonare alcuni concetti in relazione ai sistemi microscopici, in cui le fluttuazioni diventano (relativamente) importanti per una descrizione realistica del sistema. Ad esempio, piccole masse non mostrano evidenti cambiamenti di fase di primo ordine, come la fusione, e al limite non è possibile categorizzare chiaramente la massa come liquida o solida, poiché questi concetti si possono applicare solo ai sistemi macroscopici.
  • La temperatura è spesso usata come esempio di comportamento emergente macroscopico. Nella dinamica classica, la quantità di moto istantanea di un numero abbastanza grande di particelle all’equilibrio è sufficiente a calcolare l’energia cinetica media per grado di libertà, che è proporzionale alla temperatura. Per un piccolo numero di particelle le quantità di moto istantanee non sono statisticamente sufficienti a determinare la temperatura del sistema. Tuttavia, utilizzando l’ipotesi ergodica, è possibile ottenere la temperatura normalizzando le quantità di moto per un periodo di tempo sufficientemente lungo.

 La fisica delle particelle

In alcune teorie di fisica delle particelle, anche le grandezze di base come massa, spazio, tempo, sono considerate fenomeni emergenti, che nascono da concetti fondamentali quali il bosone di Higgs o le stringhe. In alcune interpretazioni della meccanica quantistica, la percezione di una realtà deterministica, in cui ogni oggetto ha una definita posizione, momento, ecc., è in realtà un fenomeno emergente, mentre il vero stato della materia viene descritto come una funzione d’onda che non ha bisogno di avere posizione o quantità di moto definiti.

 Particolarità

A differenza delle scienze del comportamento, una proprietà emergente non è necessariamente più complicata delle proprietà non emergenti sottostanti che l’hanno generata. Ad esempio, le leggi della termodinamica sono particolarmente semplici, anche se le leggi che governano le interazioni tra particelle sono complesse. Il termine emergenza in fisica quindi non è usato per indicare complessità, quanto piuttosto per distinguere quali leggi e concetti si applicano a macrosistemi e quali a sistemi microscopici.

Bisogna considerare che in questi casi, l’esistenza di un fenomeno emergente ad un livello macroscopico può ancora essere spiegata considerando le interazioni tra le componenti microscopiche che lo compongono. Così, i fenomeni emergenti possono dimostrare perché una teoria riduzionista, che considera ogni sistema come la somma delle sue componenti, può aspirare a spiegare sistemi complessi come l’essere umano. D’altro canto, gli stessi fenomeni possono cautelarci dal riduzionismo sfrenato, perché la spiegazione di una proprietà emergente può essere troppo complicata per avere utilità pratica. Ad esempio, se si considera la chimica come emergente dalle interazioni delle particelle subatomiche, la biologia cellulare come emergente dalle interazioni chimiche, l’uomo come emergente dalle interazioni cellulari, la civilizzazione come emergente dalle interazioni umane, la storia umana come emergente dalle interazioni tra civiltà, questo non implica che sia particolarmente facile o desiderabile tentare di spiegare la storia umana in termini di interazioni tra particelle. (Questo non ha comunque dissuaso alcuni dall’ipotizzare che quel fenomeno emergente, altamente complesso che è la storia umana, possa essere descritto tramite leggi più semplici, comunemente utilizzate in altre teorie. Vedi ad esempio le onde di Kondratiev o la psicostoria), altri esempi pratici del riduzionismo sono il fenomeno dilagante dell’ingenierizzazione dei fenomeni e dei sistemi naturali complessi, vale a dire il voler ridurre tutti questi fenomeni a formule o teorie matematiche generalizzate.

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LA NUOVA VISIONE DELLA REALTA’

 Prendiamo come base di partenza il seguente video, in cui scienziati di primo piano, tra cui un premio Nobel per la Fisica (Richard Feynman) e divulgatori scientifici, spiegano che siamo tutti interconnessi, e che “La bellezza delle cose viventi non sta negli atomi in se stessi, ma nel modo in cui questi stanno insieme” e “Noi siamo il modo attraverso il quale il cosmo conosce se stesso”:

 

http://www.youtube.com/watch?v=PpQet-r57xM

 

Siamo tutti interconnessi – Carl Sagan, Richard Feynman, Neil de Grasse Tyson, Bill Nye

www.youtube.com

‎(C) www.symphonyofscience.com – traduzione: Andrea Doria

 

  • Questa è esattamente la mia visione della realtà, che detta così, è alternativa alla metafisica, alla spiritualità classica, all’olismo e al riduzionismo-meccanicismo; e vorrei illustrarla nel dettaglio.
  • Considerati i notevoli concetti innovativi, non chiedo a nessuno di condividerla necessariamente, ma a qualcuno liberamente di conoscerla e di considerarla come ALTERNATIVA agli altri sistemi filosofici conosciuti. Un alternativa non in contrasto con la scienza ufficiale.
  •  Quando si dice: “NOI SIAMO IL MODO IN CUI IL COSMO CONOSCE SE STESSO” significa che il cosmo per conoscere se stesso ha aspettato che l’evoluzione arrivasse a degli esseri biologici dotati di razionalità e coscienza, e che prima questa coscienza non esisteva (per chi crede in un Dio creatore, la coscienza poteva esserci in lui e in questo caso Dio non farebbe parte del cosmo, ma lo avrebbe creato o messo in moto).
  • In tutto questo è implicito che la cosiddetta spiritualità non esisteva prima dell’avvento di esseri viventi pensanti; ed è stata l’interconnessione delle loro menti o dei loro inconsci a crearla. Una volta creata, questa interconnessione, che chiamo RETE DEGLI INCONSCI, fa si che avvengono tutti i fenomeni ritenuti prima metafisici, spirituali, esoterici e paranormali. E il mio intento è dimostrare come questo sia possibile, senza pretendere di affermare che sia necessariamente questa. Intanto vediamo se è possibile, e nel frattempo ognuno continuerà a credere nella propria fede e convinzione. https://freudjung.wordpress.com/ ….

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Per sintetizzare:

 

La nostra visione del mondo in cui siamo si esplicita in una serie piramidale di LIVELLI DI EMERGENZA (vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Emergenza), :

 

–         Gli ATOMI sono l’emergenza delle particelle subatomiche.

–         Le CELLULE ORGANICHE con il DNA sono l’emergenza degli atomi.

–         Gli ORGANISMI BIOLOGICI COMPLESSI sono l’emergenza delle singole cellule.

–         La COSCIENZA (e l’inconscio superiore) sono l’emergenza delle RETI NEURONALI, dell’organismo e dell’ambiente.

–         La RETE DEGLI INCONSCI è l’emergenza delle singole coscienze, degli inconsci (che comunicano tra di loro) e dell’ambiente.

 

Noi, come OSSERVATORI siamo al LIVELLO DELLE SINGOLE COSCIENZE (di cui facciamo parte), per cui è ancora più difficile ipotizzare e prevedere i fenomeni che avvengono al livello superiore nella RETE DEGLI INCONSCI. Questi fenomeni sono quelli che per millenni abbiamo travisato come metafisici, esoterici e spirituali. Per il fatto che sono a un livello di EMERGENZA superiore rispetto alle singole coscienze, ci appaiono “cose dell’altro mondo”.

 

Sono quindi tutti fenomeni che appartengono alla stessa nostra dimensione, e non ad ipotetiche dimensioni trascendentali, e non hanno nemmeno bisogno di un universo interconnesso come teorizzato da David Bohm; basta l’interconnessione dell’umanità e l’ambiente locale sulla terra.

 

Vedi anche  il POST:

http://inconsci.wordpress.com/2011/03/05/la-rete-degli-inconsci-secondo-i-sistemi-caotici/

§  Sotto questo aspetto, anche il MALE e il BENE (non individuali) si possono considerare FORME di EMERGENZA che nascono nella RETE degli INCONSCI, i cui elementi di base si ritrovano in accordo al POST: http://freudjung.wordpress.com/2011/01/14/5/ ..

§   

E in questa visione, se c’è stato un Dio che ha messo in moto l’universo, gli è bastato progettarne i mattoni (le stringhe) in un certo modo; poi le EMERGENZE, con l’ evoluzione, hanno fatto automaticamente tutto il resto, creando l’ORDINE nel CAOS (ivi compreso il male e il bene rispetto all’umanità).

E’ interessante riflettere su questo video che documenta  un dialogo tra Krishnamurti e Bohm:

http://www.youtube.com/watch?v=cdJIRkngAU8

Che sottolinea che occorre un coinvolgimento emotivo per interagire tra coscienze ed inconsci; e non una semplice interconnessione computerizzata, come quella di un ipotetico NON LOCALISMO universale.

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UNO STUPEFACENTE PARALLELISMO TRA RICCARDO CALANTROPIO E C.G. JUNG

Dopo l’incontro di un Premio Nobel della fisica, Wolfgang Pauli, con uno dei padri della psicologia del profondo, Carl Gustav Jung, nasce il nuovo concetto di SINCRONICITA’.
Pauli sostiene che le particelle della materia, a livello di fisica quantistica, compiono una specie di “danza”, antisimmetrica nel caso di fermioni, elettroni, protoni, neutroni, simmetrica nel caso di mesoni e bosoni. Questa danza ha l’effetto di tenere sempre separate le particelle con la stessa energia,quando è antisimmetrica. Ne consegue che per il principio di esclusione, due elettroni non possono stare sullo stesso livello di energia atomico a meno che non abbiano spin opposto. Questo principio di esclusione permette agli elettroni di un atomo di disporsi su differenti orbitali, e rende gli atomi stessi differenti tra loro per proprietà e caratteristiche. Pauli, così, contribuisce alla comprensione delle leggi armoniche della realtà con la scoperta di una struttura astratta che determina il comportamento della materia in maniera non-causale. In questo modo si fonda il presupposto sperimentale alla legge di sincronicità sul piano fisico. In un momento di depressione psicologica della vita di Pauli, vi è l’incontro con Jung. In quel periodo Pauli fece moltissimi sogni in cui cui emergevano simboli e figure archetipiche. Questi sogni culminarono nella visione di un orologio cosmico, che Jung interpretò come segno di una conversione, che dai quanti si proiettava nella psiche.
Jung, quindi, ritenne che il sincronicismo era il pregiudizio della filosofia orientale, mentre la causalità era il moderno pregiudizio della cultura occidentale. Jung teorizzava l’esistenza di un inconscio collettivo, che condizionava e dirigeva in modo occulto, i movimenti dell’uomo e della sua mente. Nel periodo dello scontro finale con Freud, Jung fu testimone di tante situazioni sincroniche.
Dalla separazione con Freud, Jung visse il periodo più difficile della sua vita e la sua ricerca entrò nell’atmosfera psichica profonda in cui l’antico e lo spirituale si incontrano.
Fece prima un sogno in cui aveva simboleggiato la sua mente come una casa con una cantina nascosta, in cui una porta conduceva in una caverna ancora più remota e preistorica, Jung, così, iniziò la sua discesa simbolica nelle profondità della coscienza, come si diceva solevano fare gli dei sumeri che scendevano agli Inferi prima di raggiungere le vette risplendenti. Quindi ebbe tutta una serie di visioni terrifiche e angoscianti, in cui antichi spiriti come Filemone, Simon Magnus, Lao Tzu, Klingsor, entravano in contatto con lui, istruendolo e facendogli da guida. Gli episodi culminarono nel 1916, quando l’intera abitazione di Jung era “infestata” da inquietanti presenze.
Da qui intuizioni come la creazione della coscienza individuale e intuizioni sul terreno comune da cui sono evolute la mente e la materia. Nel 1930, Jung disse: “La scienza dell’ I Ching non è basata sul principio di causalità ma su un principio che io ho provato a chiamare principio sincronico”. Cinque anni dopo, in un’altra conferenza tenuta a Londra, Jung sostenne che “il Tao può essere ogni cosa, io uso un altro termine per designarlo… lo chiamo sincronicità”.

Nel 1952, Jung pubblicò un saggio sulla natura della sincronicità. In questo saggio Jung descrive la sincronicità come “la coincidenza nel tempo di due o più eventi causalmente non correlati anche se legati dallo stesso o simile significato” o come “parallelismo acausale. Su suggerimento di Pauli, Jung produsse il diagramma in cui la sincronicità bilanciava la causalità, così come il tempo bilancia lo spazio. Il fisico suggerì che si enfatizzassero le differenze e le similiudini di sincronicità e causalità e che si introducesse il concetto di “significato”; così facendo, Pauli suggeriva una via attraverso la quale l’approccio obiettivo della scienza e della fisica (basata sulla connessione attraverso effetti) potesse essere integrato con valori più soggettivi (connessione attraverso equivalenza o significato). L’intera nozione di “significato” è di fatto il cuore stesso della sincronicità: l’essenza di un evento sincronico è proprio il significato che esso ha per colui che lo sperimenta. La sincronicità agisce come specchio dei processi interiori, creando forti paralleli tra eventi esteriori e interiori, una similitudine delle informazioni e delle coscienze. Pauli credeva che la sincronicità potesse rendere possibile il dialogo tra fisica e psicologia, facendo entrare il soggettivo nella fisica e l’oggettivo nella psicologia. Fisica e psicologia qui valgono come materia e coscienza, come scienza e sacralità. Secondo Pauli era necessaria questa visione globale per poter comprendere gli aspetti soggettivi e oggettivi come manifestazioni implicite di uno stesso fenomeno.

Le similitudini di Jung con Riccardo Calantropio iniziano con il sogno fatto dall’ingegnere nel 1977, in cui qualcuno o qualcosa gli spiega il funzionamento della rete telepatica di tutti gli inconsci dei viventi, che sostituisce l’inconscio collettivo intuito da Jung (da puntualizzare che l’ingegnere non aveva mai sentito nominare Jung e non conosceva assolutamente le sue teorie, e né l’esistenza di una rete internet). La differenza sta nel fatto che il Calantropio è un ingegnere e quindi non ricerca una spiegazione metafisica, ma possibilmente fisica, e la meccanica quantistica con la NON LOCALITA’, o le vibrazioni del DNA e i loro campi elettromagnetici possono dare fondamento scientifico alla telepatia (o in generale, alla trasmissione tra inconsci).
Inoltre, anche la vita dell’ingegnere è costellata da incontri con persone che si occupavano di esoterismo e di tanti fatti, apparentemente sincronici.
Tutto questo può farci ipotizzare che la rete stessa degli inconsci, a volte sceglie delle persone come i sette illuminati dei Veda induisti, Lau Tzu, Zarathustra, Buddha, Jung, etc. e li fa interagire con altre persone non casuali (Pauli, ad esempio, nel caso di Jung) e rivela loro (tramite sogni o visioni) un aspetto della sua realtà, realtà che essa stessa meglio comprende, man mano che il progresso scientifico avanza (tutto questo nel presupposto che la rete degli inconsci non sia metafisica, ma una creazione inconscia umana, che quindi si evolve anche nella conoscenza e nel sapere scientifico). La particolarità del Calantropio sta probabilmente nel fatto che provenendo da una formazione nettamente scientifica, non ha associato alle rivelazioni nessuna mitologia (a parte Cristo e lo Spirito Santo: che sono solo opzionali, ma non parte integrante della teoria generale) e questo lo pone al di sopra di influenze archetipe presenti negli altri illuminati, che rielaborano nella loro coscienza, in base alla loro cultura, ciò che hanno percepito a livello inconscio. Anche la sua concezione del male e del bene di natura genetica è determinante nella sua indipendenza mitologica archetipa.

Il Calantropio, medium e sensitivo anche lui, così, integra gli studi di Freud (che apparteneva alla massoneria ebraica del B’nai B’rith e quindi, conoscendo bene la Cabala Ebraica, era un profondo conoscitore dell’inconscio; vedi: http://www.disinformazione.it/freud_e_la_cabala_ebraica.htm)

e di Jung (appassionato lettore di Edgar Allan Poe ed ispiratore di tanti movimenti massonici e magici).

La nuova visione dell’inconscio, specialmente per quanto riguarda la nascita di sogni o progetti collettivi, che spingono poi gli uomini a realizzarli nella vita reale (vedi: http://www.psicoanalisi.it/psicoanalisi/editoriale/articoli/edi4.html)
implica la nascita di una nuova visione della realtà, in un nuovo paradigma filosofico che supera metafisica, olismo e meccanicismo classico. In questa visione, la cosiddetta spiritualità è un prodotto evolutivo dell’umanità, come conseguenza dell’interconnessione degli inconsci, in una rete similare ad internet; e quindi una spiritualità non preesistente all’umanità stessa.

Il sistema filosofico così ottenuto implica anche una sua etica evolutiva biologica, con una ridefinizione del Bene, del Male e del libero Arbitrio (vedi: http://inconsci.blogspot.com/2009/11/la-rete-degli-inconsci-prima-parte_21.html).

   
 
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Il MOTORE QUANTISTICO

Da un articolo di FOCUS:

http://www.focus.it/Scienza/news/realizzata-la-prima-macchina-quantistica_17122010_35158.aspx

Realizzata la prima macchina quantistica.

Grande come un capello ma visibile, la prima macchina quantistica è realtà.

Aaron D. o’Connell and Andrew N. Cleland/University of California, Santa Barbara)

È il punto di incontro tra meccanica, fisica delle particelle e filosofia: si tratta della prima macchina quantistica mai realizzata dall’uomo. Visibile a occhio nudo, si comporta come una particella subatomica e può essere contemporaneamente in due posti. Secondo Science è l’invenzione dell’anno. Ma a cosa serve? (Focus.it, 17 dicembre 2010)É la scoperta scientifica dell’anno e se ad affermarlo è l’autorevole rivista Science, c’è da crederci. Stiamo parlando della prima macchina quantistica mai realizzata, un apparecchio che non si muove secondo le leggi della meccanica classica ma secondo quelle della fisica quantistica.
Secondo questa disciplina, che spiega il comportamento di molecole, atomi e particelle subatomiche, un corpo molto piccolo può assorbire energia solo in quantità discrete (cioè intere), non può mai essere completamente immobile e può essere in due posti contemporaneamente. Queste teorie sono state più volte verificate su particelle di luce, fasci di elettroni e anche atomi di elio allo stato liquido, ma nessuno le aveva mai sperimentate su un dispositivo meccanico abbastanza grande da essere visibile a occhio nudo.

Un qubit per motore
Andrew Cleland
e John Martinis, fisici dell’ Università della California Santa Barbara, hanno modificato una sottile lastra di nitrato di alluminio ricoprendola di alluminio: in questo modo hanno realizzato un materiale piezoelettrico che può cambiare forma, diventando più spesso o più sottile, quando viene esposto a stimoli elettrici. Hanno poi collegato il tutto a una specie di motore quantistico chiamato “qubit di fase”, un anello realizzato in materiale semiconduttore che può avere due livelli possibili di energia quantistica, uno basso e uno alto.
Utilizzando delle microonde, Cleland e Martins, sono riusciti a trasferire dei quanti di energia dal qubit all’oscillatore d’alluminio e viceversa: raffreddando il dispositivo a temperature vicine allo zero assoluto lo hanno portato al più basso livello di energia teoricamente possibile, poi hanno eccitato il qubit e hanno trasferito un singolo quanto di energia all’oscillatore. La lastra di alluminio ha così iniziato a muoversi con vibrazioni quantiche.
Non solo: data la natura quantistica del dispositivo, nello stesso istante lo si può vedere fermo e in movimento.
Interessante. Ma a cosa serve?

Fisica o magia?
Secondo i ricercatori questo studio apre la strada alla costruzione di rilevatori di forze ultrasensibili e a generatori di quanti di luce. Più in generale permetterà di mettere alla prova i confini della teoria quantistica nel mondo sensibile: perché un quanto può essere in due posti contemporaneamente mentre un’automobile non può? Per rispondere a questa domanda ci vorranno ancora parecchi anni ma gli scienziati ci stanno già lavorando: presso il Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory, di Livingston, Louisiana, e Hanford, Washington, si stanno mettendo a punto due laser che dovrebbero riuscire a raffreddare corpi molto grandi fino al loro stato di energia minimo, così da permettere agli scienziati di compiere esperimenti quantistici su oggetti molto grandi.

L’ASPETTO INTERESSANTE di queto esperimento è che è in linea con l’INTERPRETAZIONE DI COPENAGHEN della MECCANICA QUANTISTICA, a cui dà ulteriore confema a scapito delle altre interpretazioni.

Da wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Interpretazione_di_Copenaghen

L’interpretazione di Copenaghen della meccanica quantistica si ispira fondamentalmente ai lavori svolti da Niels Bohr e da Werner Karl Heisenberg attorno al 1927, all’epoca della loro collaborazione a Copenaghen, e riceve una formulazione meglio definita soprattutto a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso. L’interpretazione riguarda aspetti della meccanica quantistica quali il principio di complementarità e la dualità onda-corpuscolo.Nel classico esperimento in cui la luce attraversa uno schermo sul quale sia praticata una doppia fenditura si ottengono, su una lastra posta di fronte allo schermo, bande alterne di colore chiaro e scuro, che possono essere interpretate come le zone in cui le onde luminose interferiscono costruttivamente oppure distruttivamente. La luce, tuttavia, presenta anche alcuni comportamenti interpretabili assumendo che essa abbia natura corpuscolare; d’altra parte, in condizioni sperimentali opportune, corpuscoli come gli elettroni (ma anche protoni e fullereni) manifestano proprietà ondulatorie (per esempio, producono figure di interferenza).

Tutto ciò pone alcune questioni interessanti. Supponiamo di ripetere l’esperimento della doppia fenditura riducendo l’intensità del fascio di luce, in modo tale da avere un solo fotone alla volta: nonostante i fotoni colpiscano uno a uno lo schermo, nel complesso si riotterrà la figura d’interferenza tipica delle onde che già si era avuta prima.

Le questioni poste da questo esperimento sono:

  1. La meccanica quantistica stabilisce soltanto in modo probabilistico il punto in cui ogni particella colpirà lo schermo e identifica le zone chiare e le zone scure come quelle per cui la probabilità di essere colpite da una particella è, rispettivamente, alta oppure bassa; non è in grado di prevedere in modo esatto dove un determinato corpuscolo andrà a colpire.
  2. Cosa succede alle particelle nel percorso che dalla sorgente le porta allo schermo? Ogni particella è descritta da una funzione d’onda non localizzata: sembrerebbe che essa interagisca con entrambe le fenditure, ma se la si considera come puntiforme non può che attraversarne una sola.

L’interpretazione di Copenaghen si pone di fronte a tali questioni nel modo seguente:

  1. Le affermazioni probabilistiche della meccanica quantistica sono irriducibili, nel senso che non riflettono la nostra conoscenza limitata di qualche variabile nascosta. Nella fisica classica, si ricorre alla probabilità anche se il processo è deterministico (per esempio il lancio di un dado), in modo da sopperire a una nostra conoscenza incompleta dei dati iniziali (nell’esempio: conoscendo l’altezza da cui viene lanciato il dado, la velocità, l’angolo d’inclinazione sarebbe possibile calcolare il risultato, cioè conoscere a priori come poserà il dado sul tavolo: si tratta solo di leggi meccaniche). Per contro, l’interpretazione di Copenaghen sostiene che, in meccanica quantistica, i risultati delle misurazioni di variabili coniugate sono fondamentalmente non deterministici (ossia anche conoscendo tutti i dati iniziali è impossibile conoscere a priori il risultato di un esperimento, poiché l’esperimento stesso influenza il risultato).
  2. L’interpretazione di Copenaghen dichiara prive di senso domande come: «Dov’era la particella prima che ne misurassi la posizione?», in quanto la meccanica quantistica studia esclusivamente quantità osservabili, ottenibili mediante processi di misurazione. L’atto della misurazione causa il «collasso della funzione d’onda», nel senso che quest’ultima è costretta dal processo di misurazione ad assumere i valori di uno a caso dei possibili stati permessi.
  3. 

    IL FATTO, QUINDI, CHE ANCHE AD OCCHIO NUDO SI POSSA VEDERE LA LAMINA FERMA O CHE OSCILLA ENTRO DEI LIMITI BEN PRECISI DELLA FUNZIONA D’ONDA DELLA VIBRAZIONE (ovvero in uno dei possibili stati o posizioni permessi), ed indipendentemente dallo stato della coscienza dell’osservatore, dà ragione all’INTERPRETAZIONE DI COPENAGHEN.
    Ricordiamo tutte le interpretazioni  della meccanica quantistica:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Interpretazione_della_meccanica_quantistica
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